Le migliori storie del 2025 | Seconda parte
Non le più lette
Non sappiamo se la migliore storia del 2025 sia in questa selezione. Perché, nonostante nel corso dell’anno abbiamo scelto circa 500 long read dall’Italia e dal mondo – tra storie, inchieste, ritratti, interviste e reportage – firmate da più di 250 autrici e autori e pubblicate su almeno 60 media diversi, è verosimile che altrettante ne siano rimaste escluse. Ridurre un panorama così vasto a pochi articoli è un’operazione inevitabilmente arbitraria. Tuttavia, ognuna delle storie qui raccolte, grazie a personaggi affascinanti, dettagli straordinari e a una scrittura di altissimo livello, si è distinta per aver inciso sul nostro modo di guardare il mondo. Speriamo anche sul vostro.
La prima parte di questa selezione speciale è disponibile a questo link.
L’arma che terrorizza gli ucraini di notte
di C.J. Chivers sul New York Times Magazine
Perché il programma di droni a lungo raggio messo in piedi dalla Russia ha inaugurato una nuova e letale fase della guerra. Un reportage.
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Come Netanyahu ha prolungato la guerra a Gaza per restare al potere
di Patrick Kingsley, Ronen Bergman e Natan Odenheimer sul New York Times Magazine
Incontri segreti, documenti manipolati, informazioni di intelligence ignorate: il retroscena delle scelte politiche del primo ministro israeliano a partire dal 7 ottobre. Un’inchiesta enorme per la quale gli autori hanno parlato con oltre 110 funzionari in Israele, negli Stati Uniti e nel mondo arabo, e hanno esaminato decine di documenti, tra cui verbali di riunioni, piani di guerra e atti giudiziari.
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La pesante eredità paterna di Xi Jinping
di Joseph Torigian su Foreign Affairs
Come le vicende del padre hanno plasmato il leader cinese – e il paese che governa. Invece di allontanarlo dal Partito Comunista Cinese, l’esperienza di essere figlio di un dirigente epurato ha spinto Xi Jinping ad abbracciare proprio la causa per cui suo padre aveva sofferto.
Come la Georgia è passata da bastione della democrazia a fronte dell’autocrazia
di Scott Anderson sul New York Times Magazine
A vent’anni dalla Rivoluzione delle rose, l’ex repubblica sovietica si sta allontanando dall’Occidente per tornare verso la Russia. Com’è successo? Un reportage eccezionale.
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Un annuncio per madri surrogate, e poi un incubo
di Sarah A. Topol sul New York Times Magazine
Le donne nella Casa 3 avevano raramente la possibilità di parlare con quelle della Casa 5, ma quando accadeva, ciò che sentivano le spaventava. In realtà non sapevano dove si trovasse la Casa 5, sapevano soltanto che era enorme e arroccata da qualche parte fuori Tbilisi, su una delle tante colline che circondano la capitale georgiana. Avevano sentito dire che nella Casa 5 c’erano centinaia di donne incinte, stipate in tante per ogni stanza, e che nella cucina comune il cibo era limitato: maiale, riso e verdure che i loro capi avrebbero dovuto fornire diminuivano ogni giorno, e quelle donne erano costrette a litigare per le verdure per evitare di restare senza mangiare.
Eve era una delle decine di donne thailandesi che hanno viaggiato per oltre cinquemila chilometri solo per restare intrappolate nel lato oscuro dell’industria globale della fertilità.
L’autrice ha dedicato sei mesi per realizzare questa eccellente inchiesta, intervistando più di cento persone coinvolte e viaggiando in quattro paesi, tra cui Georgia e Thailandia.
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Sarah A. Topol è autrice del libro Disertore. Una storia d’amore e di guerra, pubblicato dalla nostra casa editrice NR edizioni.
Come JPMorgan ha reso possibili i crimini di Jeffrey Epstein
di David Enrich, Matthew Goldstein e Jessica Silver-Greenberg sul New York Times Magazine
Quando la maggior parte delle persone pensa a Jeffrey Epstein, pensa a uno scandalo di abusi sessuali. Ma è anche uno scandalo finanziario, in cui JPMorgan, la più grande banca degli Stati Uniti, non solo ha reso possibile l’operazione di traffico sessuale di Epstein, ma lo ha arricchito mentre accumulava profitti per se stessa, ignorando attività sospette e dirigenti allarmati. Un’inchiesta enorme basata sull’analisi di oltre 13 mila documenti.
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Quanto sta guadagnando Trump dalla Presidenza?
di David D. Kirkpatrick sul New Yorker
Nel 2016, la quota d’iscrizione per entrare a Mar-a-Lago, il club privato di Donald Trump, era di centomila dollari. Dallo scorso autunno, la cifra era destinata a salire a un milione. Quando si tratta di trasformare una carica pubblica in profitto personale, il presidente Trump è “un unicorno”. Lui e la sua famiglia si sono dimostrati insolitamente abili nel trovare modi per guadagnare dalla Presidenza, dal vendere cappellini Gulf of America a cinquanta dollari l’uno fino a firmare contratti milionari nel Golfo Persico.
Tornati al potere a Washington, Trump e i suoi sembrano diventati ancora più spregiudicati. Eppure, l’entità dei guadagni direttamente collegabili alla Presidenza è rimasta in gran parte sconosciuta. Sappiamo che la famiglia Trump è più ricca di quando il presidente entrò in carica la prima volta, ma di quanto? In altre parole: qual è la cifra? Questa incredibile inchiesta, la più completa realizzata finora, mette insieme dichiarazioni patrimoniali, comunicati stampa e altre prove documentali e realizza una stima.
Spoiler: la stima finale è di ben 3,4 miliardi di dollari.
Spoiler 2: c’entrano ben poco gli hotel e o i jet privati donati, gira quasi tutto attorno alle criptovalute.
Come Tether è diventata la valuta da sogno per i riciclatori di denaro
di Oliver Bullough su 1843 Magazine
Mentre la società che la emette investe milioni acquisendo partecipazioni in alcune imprese italiane (nella Juventus in primis), la sempre più nota stablecoin, lanciata da un italiano nel 2014, sta alimentando un’economia ombra a livello globale. E, allo stesso tempo, non è mai stata così rispettabile. Un’inchiesta.
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L’imperatore irlandese della cocaina vive a Dubai
di Ed Caesar sul New Yorker
Daniel Kinahan, a quanto pare, conduce una vita piuttosto agiata a Dubai. Nel 2017 si è sposato al Burj Al Arab, conosciuto, ufficiosamente, come l’unico hotel a sette stelle del mondo (lì un piatto di caviale beluga costa circa settecento dollari). Nel 2022 viveva in affitto in un lussuoso appartamento a Palm Jumeirah, l’arcipelago artificiale a forma di palma che ha avuto tra i suoi residenti anche David e Victoria Beckham.
Una vita sontuosa, e forse un po’ sfacciata, se si considera che la polizia ritiene Kinahan uno dei maggiori trafficanti di cocaina al mondo, a capo di un impero familiare da miliardi di dollari. Ma allora perché non è in prigione? Un’inchiesta eccezionale.
Cosa accadrà dopo che l’IA avrà distrutto la scrittura accademica?
di Hua Hsu sul New Yorker
In un ventoso giovedì di primavera, subito dopo la sessione di metà semestre, sono uscito a mangiare noodles con Alex ed Eugene, due studenti della New York University, per parlare di come usano l’intelligenza artificiale nei loro studi. Quando ho conosciuto Alex, l’anno scorso, era interessato a una carriera nel mondo dell’arte e passava gran parte del tempo libero a organizzare servizi fotografici con gli amici. Ma di recente aveva scelto una strada più concreta: voleva diventare commercialista. I suoi giovedì erano intensi, e gli restavano quarantacinque minuti prima di una sessione di studio per il corso di contabilità. Ha infilato lo skateboard sotto una panca del ristorante, ha tirato fuori il portatile dalla borsa e si è connesso a internet prima ancora di sedersi.
La scomparsa del saggio in stile anglosassone segnerà la fine di una lunga tradizione intellettuale – ma potrebbe anche essere l’occasione per rimettere in discussione il senso stesso dell’istruzione universitaria.
Hua Hsu è autore del memoir Stay True. Tracce di un’amicizia, per il quale ha vinto il premio Pulitzer, pubblicato dalla nostra casa editrice NR edizioni
La ricerca di salvezza di un medico di famiglia
di Joshua Rothman sul New Yorker
Dopo la morte del figlio, il dottor Greg Gulbransen non si è chiuso in se stesso. Ha rivolto lo sguardo verso l’esterno: alla fotografia documentaria, e alle vite che – forse – avrebbe potuto salvare.
Le persone buone sono spesso enigmi per chi, come noi, vorrebbe essere migliore. Cerchiamo di capire cosa fanno, come lo fanno, e perché. Molti fondano la propria bontà sui principi, sulla fede o su una visione di come dovrebbe essere il mondo, e a volte sospettiamo che, adottando uno di questi sistemi, potremmo fare del bene anche noi. Ma la bontà di Gulbransen non faceva parte di alcun sistema; era personale, persino arbitraria.
Un capolavoro.
Mary aveva la schizofrenia. Poi, all’improvviso, non più
di Rachel Aviv sul New Yorker
Per decenni, una donna di nome Mary ha vissuto preda di deliri ossessivi. Ex colleghi che tramavano alle sue spalle, una telecamera nascosta nella doccia, la figlia maggiore che, a suo dire, le avvelenava la pizza. Si era ridotta a barricarsi in casa e ha trascorso anni entrando e uscendo da reparti psichiatrici. Poi, improvvisamente, pochi mesi dopo l’inizio della chemioterapia per un linfoma, i sintomi psicotici sono scomparsi.
Alcuni pazienti psichiatrici potrebbero in realtà soffrire di condizioni autoimmuni curabili. Ma cosa succede a chi, da un giorno all’altro, torna sano di mente?
La nuova geografia di un’Italia che tramonta
di Francesco Maselli su Campanili
All’inizio non si nota nulla, o quasi. I paesi sembrano uguali a se stessi, le abitudini cambiano lentamente, i segnali sono contraddittori. Poi, a poco a poco, emergono i dettagli: una scuola chiude, l’autobus passa meno spesso, la posta riduce gli orari, il parroco non è più una presenza fissa, il bar non ha quasi più clienti. È così che il cambiamento demografico si manifesta: in silenzio, quasi impercettibile, fino a quando diventa impossibile ignorarlo.
Documenti ufficiali ammettono che parte delle aree interne è destinata al declino. Ma la demografia non è neutra: grandi città crescono e la distanza tra i due mondi ridisegna la geografia del paese.
Campanili è un progetto giornalistico prodotto da NightReview e NR edizioni. Reportage, ritratti e approfondimenti per raccontare la società italiana osservandola da fuori Roma, dalle province, dalle periferie. Iscriviti alla newsletter.
Francesco Maselli è autore del libro L’Italia ha paura del mare. Reportage e saggi dai confini della Penisola, pubblicato dalla nostra casa editrice NR edizioni
Il ladro di Pushkin: chi sta rubando le edizioni rare dei classici russi?
di Elisabeth Zerofsky su 1843 Magazine
Quasi 200 volumi sono scomparsi dalle biblioteche di tutta Europa. C’è chi sospetta si tratti di un’altra “operazione speciale”. Una grande storia.
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Dino Buzzati, genio poliedrico e maestro del fantastico
di Ilenia Zodiaco su Inside Books
La carriera eclettica e la produzione poliedrica di Dino Buzzati, in un’epoca che andava sempre più verso la specializzazione e il trionfo della tecnica, è stata vista a lungo, troppo a lungo, con “sospetto” e pregiudizio.
Questo grande autore del Novecento è stato erroneamente catalogato come uno scrittore part-time, per via della sua attività giornalistica molto intensa, oppure giudicato troppo semplicisticamente dai critici letterari che, definendolo “kafkiano”, gli hanno inevitabilmente affibbiato la reputazione di un autore derivativo e poco originale, adatto al grande pubblico (come se fosse un problema…).
Invece, la rilettura delle opere di Buzzati, in particolare i racconti, stupisce, oggi come ieri, per estro, ironia e capacità affabulatoria. Le sue sono fiabe contemporanee, dalle tematiche universali e dallo stile limpido. Il suo lessico chiaro e diretto all’epoca fu poco apprezzato dai salotti perché considerato una deriva giornalistica che abbassava il tono letterario (poi le tendenze retoriche del periodo erano ben più magniloquenti), ma in realtà questa “semplicità” è lo scheletro che sorregge un apparato stilistico ben più complesso, fatto di assonanze, allusioni e ripetizioni che danno vita a un mondo a parte, propriamente buzzantiano, coerente in ogni suo lavoro e ambivalente, ora angosciante, ora malinconico, ora favoloso.
Un eccellente ritratto del grande autore italiano.
Inside Books è un progetto editoriale di Ilenia Zodiaco, prodotto da NightReview e NR edizioni. Una rassegna pop sul mondo editoriale, con consigli di lettura e approfondimenti sui classici. Iscriviti alla newsletter.
Il dolore del perfezionismo
di Leslie Jamison sul New Yorker
È il difetto che molti ostentano con falsa modestia nei colloqui di lavoro, ma gli psicologi stanno scoprendo sempre di più i danni reali che provoca. Un’indagine fondamentale.
Leslie Jamison è autrice di Lascialo gridare, lascialo bruciare. Saggi sulla bramosia di vivere e altre ossessioni, oltre che di Esami di empatia. Saggi sulle sofferenze degli altri, pubblicati dalla nostra casa editrice NR edizioni
Il vecchio sputtanamento oggi si chiama Call Out
di Laura Fontana su Beat and Love
Una macchina che produce indignazione seriale, senza mai risolvere nulla. Un metodo che non serve a fare giustizia: serve a mantenere il gruppo compatto. Chi prova a ragionare, a dubitare, o semplicemente a non partecipare, diventa subito un potenziale nemico e va cancellato.
In cosa consiste questo metodo, e perché ci riguarda tutti. Un’analisi sociologica.
Beat and Love è un progetto editoriale di Laura Fontana, prodotto da NightReview e NR edizioni. Fenomenologia online e sociologia digitale, content economy e pop culture, piattaforme social e shitstorm. Iscriviti alla newsletter.
La ricerca di giustizia da parte di un fratello è andata troppo oltre?
di Eren Orbey sul New Yorker
Il corpo di Scott Johnson fu trovato ai piedi di North Head, un promontorio di arenaria a Manly, in Australia, che si erge per oltre sessanta metri sopra la frastagliata costa del Mar di Tasman. Una coppia di pescatori subacquei camminava lungo la riva, in un’umida mattina di dicembre, nel 1988, quando si imbatté nel suo corpo, nudo e gravemente sfigurato. Una tempesta aveva colpito la costa la notte precedente, lavando via la maggior parte del sangue, ma i gabbiani beccavano frammenti di viscere sparsi sulle rocce. Uno dei due uomini andò a cercare aiuto; l’altro attese l’arrivo della polizia e la accompagnò fino in cima alla scogliera. A una decina di metri dal bordo, gli agenti trovarono un mucchio ordinato di vestiti e un paio di scarpe da ginnastica con dentro alcuni effetti personali, tra cui un pass ferroviario. Non c’erano segni di violenza né alcun biglietto d’addio.
Scott era un americano di ventisette anni che viveva a Canberra, la capitale, tre ore a sud di Manly, insieme al suo compagno, Michael Noone. Quella sera, Noone tornò a casa e trovò un messaggio della polizia sulla segreteria telefonica: lo invitavano a identificare al più presto il corpo di Scott. Prima di mettersi in viaggio per Manly, Noone chiamò il fratello maggiore di Scott, Steve, dottorando a Cambridge, in Massachusetts, dove viveva con la moglie e il loro neonato. I due fratelli erano molto legati, e Scott aveva trascorso con lui sei settimane quella stessa estate. “Riesco ancora a sentire la paralisi di quei primi momenti di silenzio”, ricordò poi Steve.
Partì con il primo volo per l’Australia. Una volta arrivato, la polizia aveva già classificato la morte di Scott come suicidio. Steve si rifiutò di crederci. “Non mi sembrava possibile che si fosse ucciso senza salutare nessuno”, disse in seguito. Scott era un brillante studioso, vicino a completare un dottorato in matematica. Si recava spesso a Sydney per incontrare il suo relatore, che raccontò a Steve di aver fissato con lui un incontro per la settimana successiva. Eppure, un agente gli disse, parlando di North Head: “È qui che la gente viene a buttarsi, amico. Specialmente gli omosessuali”, come se bastasse a chiudere il caso.
Steve rimase sconcertato nel sapere che, nonostante il portafoglio di Scott non fosse stato trovato, la sommità della scogliera non era stata trattata come una possibile scena del crimine. La polizia aveva spostato i vestiti prima di fotografarli, compromettendo eventuali prove, e non aveva cercato testimoni nella zona. Steve insistette per un’indagine approfondita, ma l’inchiesta del coroner, condotta per stabilire la causa della morte, concluse che, “in assenza di elementi contrari”, la tesi del suicidio era fondata.
Ogni morte inspiegata lascia spazio a versioni contrastanti, ma quella di Scott era segnata da ambiguità particolarmente sconcertanti. Non era chiaro perché si trovasse a Manly, un sobborgo di surfisti dall’aria ruvida sull’altro lato del porto di Sydney, e nessuno sapeva dire come avesse trascorso il giorno e mezzo prima del ritrovamento. Le ferite dovute alla caduta erano così gravi che il medico legale non poté stabilire se avesse subito violenza prima di morire. Per quasi vent’anni, Steve ha vissuto con quelle domande, senza sapere come affrontarle. Quando il nome del fratello veniva fuori in una conversazione, diceva che Scott era morto per una caduta, o in un incidente, oppure “per quello che il coroner definì suicidio, ma non ne siamo certi”.
Una mattina del 2005, mentre sfogliava la posta in cucina, Steve trovò una busta gialla inviata da Noone. All’interno c’erano due ritagli del Sydney Morning Herald riguardanti tre uomini morti o scomparsi negli anni Ottanta lungo le scogliere di Bondi Beach, una famosa località turistica a meno di un’ora da North Head. Un articolo spiegava che la scogliera di Bondi era nota come luogo di incontro, o beat, dove bande di adolescenti aggredivano e derubavano uomini gay. In origine, i tre casi erano rimasti irrisolti o archiviati come “incidenti”. Ma una nuova inchiesta del coroner aveva stabilito che almeno due di quegli uomini erano stati probabilmente spinti giù dalle scogliere. Rileggendo più volte quegli articoli, Steve provò finalmente una certezza a lungo cercata: “È lì che ho subito pensato: Ecco cos’è successo a mio fratello”.
Il caso dell’omicidio di Scott Johnson è diventato simbolo di un movimento per fare luce sulla violenza antigay in Australia. Ma le prove che hanno portato alla condanna di un uomo non sono mai state rese pubbliche.
Jennifer Lawrence sceglie il lato oscuro
di Jia Tolentino sul New Yorker
Per un periodo è stata l’attrice più pagata al mondo.
Ma la sua immagine pubblica – spontanea e un po’ sguaiata, mentre i suoi film oscillavano tra il fantastico e il prestigioso – ha sempre rischiato di oscurare ciò che faceva sullo schermo. Era irresistibile per la macchina delle star: una candidata all’Oscar che scherzava sui plug anali, una bionda della Real America capace di evocare Lauren Bacall in abito da sera, ma diventata famosa per un film in cui scuoiava uno scoiattolo. L’idea stessa di Jennifer Lawrence divenne quasi un feticcio culturale, la fantasia a quattro quadranti della nazione: l’amabile ragazza sboccata e spensierata. L’apice della sua fama ha coinciso con un’epoca in cui si poteva dire “personal brand” senza ironia, e in cui trasformare l’identità di una giovane donna in un prodotto non era solo prerogativa di Hollywood, ma la base stessa su cui prosperavano intere piattaforme social.
Tutti i profili di grandi personaggi dovrebbero essere così arguti, divertenti e interessanti. Un ritratto scritto in modo eccezionale, come se ne leggono davvero pochi.
Jia Tolentino è autrice della raccolta di saggi Trick Mirror. Le illusioni in cui crediamo e quelle che ci raccontiamo, pubblicata dalla nostra casa editrice NR edizioni
La guerra di Nole
di Marco Imarisio su Mezza Riga
All’improvviso, mi sono commosso. Mentre ansimava e fin dal mio divano si sentiva il suo fiatone, mentre faceva di tutto per guadagnare tempo tra un punto e l’altro, mentre si arruffianava il pubblico e dimostrava tutta la sua età ormai inclemente, e infine vinceva l’ennesima partita che avrebbe dovuto perdere, contro un avversario più giovane, più in forma e più motivato, come Lorenzo Musetti, ho pensato dio mio, quanto voglio bene a quest’uomo che non sono mai riuscito ad amare. E non c’è paradosso. Parafrasando il finale di Lettera a Berlino di Ian McEwan, ho pensato che l’anno prossimo dovrò tornare a vedere Novak Djokovic almeno un’ultima volta ancora, “prima che fosse troppo tardi, prima che non ci fosse più”.
Djokovic è sempre stato un dissidente contro la propria volontà, l’alfiere di una minoranza che cerca costantemente il plauso della maggioranza: un ritratto sentimentale.
Ritratti, reportage, approfondimenti e saggi personali firmati da autori diversi per ogni numero: Mezza Riga è una newsletter di giornalismo letterario sul tennis. Curata da Simone Spetia, prodotta da NightReview e NR edizioni. Iscriviti alla newsletter, è gratuita.






















