Scontro supremo | 03 - 09 luglio 2026
Le migliori long read dall’Italia e dal mondo
Congratulazioni, sei insostituibile
di Zeynep Tufekci sul New York Times
I modelli basati sull’intelligenza artificiale sanno fare molte cose con una competenza sbalorditiva, ma non sono in grado di svolgere la stragrande maggioranza dei lavori umani senza scivolare qua e là nel disastro. Nessun aggiornamento o rilascio di nuovi modelli cambierà le cose.
Le eccezioni a questa regola sono i lavori che occupano ambiti formali o verificabili. La programmazione è uno di questi. Si basa su un linguaggio strutturato e formale che può essere testato in tempo reale. È per questo che stiamo assistendo a un impatto così forte nel mercato del lavoro della programmazione. Lo stesso vale per qualsiasi altro tipo di lavoro in cui il risultato è verificabilmente giusto o sbagliato, funzionante o non funzionante, e può essere controllato in modo definitivo tramite un processo automatizzato.
Un numero enorme di lavori, però, non funziona così: non quello del chirurgo, non quello dell’assistenza clienti, non quello dell’insegnante di quarta elementare. Questi lavori richiedono la tecnologia specializzata della cara vecchia intelligenza umana.
Un saggio firmato da una delle migliori ricercatrici nel settore, oltre che docente di sociologia e affari pubblici alla Princeton University.
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Il filosofo nella testa di Google DeepMind
di Robert P Baird sul Guardian
Dal 2017 Iason Gabriel lavora per il colosso tecnologico, cercando di anticipare – e analizzare a fondo – l’impatto dell’AI. Ma con l’intensificarsi delle pressioni commerciali e geopolitiche, gli esperti di etica possono davvero fare qualche differenza?
Le persone che prospereranno nell’èra dell’AI
di David Brooks su The Atlantic
A fare la differenza tra le persone non sarà quanto sono intelligenti, ma il loro rapporto con lo sforzo mentale.
Direi che un principio guida dell’emergente èra dell’AI è questo: quando l’intelligenza abbonda, la volontà diventa preziosa. Le persone che faranno la differenza non saranno quelle che cercano il relax e usano passivamente l’AI per lavorare meno. Saranno quelle che cercheranno di migliorarsi e si confronteranno attivamente con l’AI per sviluppare le proprie capacità mentali e realizzare di più.
La corsa all’oro dei peptidi da un miliardo di dollari
di Amanda Mull, Madison Muller e Ashleigh Furlong su Bloomberg Businessweek
TikTok, la telemedicina e la tirzepatide (più una gran quantità di altri peptidi, assai più discutibili) hanno creato un intruglio controverso. Un’ottima analisi sulla crescente domanda di sostanze chimiche in gran parte non testate – e sulle attività commerciali spuntate per soddisfarla, tra mercato nero, imprenditori e investitori.
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Il re del petrolio
di Jamie Smyth e Kenza Bryan sul Financial Times
Darren Woods di Exxon è l’amministratore delegato più potente del settore da una generazione a questa parte. Un ritratto.
Le intime eredità di un colpo di Stato suprematista bianco
di Lauren Collins sul New Yorker
Un’insurrezione razzista a Wilmington, in Carolina del Nord, nel 1898 ha avuto ripercussioni attraverso le generazioni successive, un monito della spaventosa vulnerabilità della democrazia americana. Una grande storia.
Abisso
di Julie Reshe su Aeon
Ciò che le vedove di guerra ucraine sanno sull’amore e sulla perdita. Un saggio.
La Regina dell’erba
di Giorgia Mecca su Mezza Riga
Tutto ciò che si può pensare sul tennis e sulle donne, Martina Navratilova lo ha pensato e fatto prima. Mancina, omosessuale, apolide. Ambiziosa, potente, schierata. Sempre un passo avanti, come il suo tennis e il suo serve and volley. Giocava sempre, Martina. Tutti i giorni a colpire palline, ovunque capitasse. “Ma cosa te ne farai di tutto questo tennis?”. “Vedrai”, rispondeva lei. Voleva diventare la migliore, e più precisamente la migliore di tutti i tempi.
Dominatrice assoluta di Wimbledon, Martina Navratilova ha cambiato per sempre il tennis femminile e il ruolo dell’atleta: dalla diserzione dal blocco sovietico al coming out.
Ritratti, reportage, approfondimenti e saggi personali firmati da autori diversi per ogni numero: Mezza Riga è una newsletter di giornalismo letterario sul tennis. Curata da Simone Spetia, prodotta da NightReview e NR edizioni.
Punto di non ritorno
di William Finnegan sul New Yorker
Il giudice, Norbert Hofer, era uno specialista. Al Tribunale regionale di Innsbruck, nell’Austria occidentale, sovrintendeva a una giurisdizione destinata agli incidenti in montagna, alle valanghe, all’arrampicata, alle funivie e agli incidenti sugli sci. I casi trattati da questa sezione raramente attirano molta attenzione da parte del pubblico, ma il processo a Thomas Plamberger, a febbraio, è stato diverso. Era accusato di omicidio colposo con colpa grave per la morte della sua fidanzata, Kerstin Gurtner, durante un tentativo di scalare il Grossglockner, la montagna austriaca più alta. In una gelida mattina di giovedì, l’aula rivestita di legno del tribunale di Hofer era gremita di cittadini e di un variegato gruppo di giornalisti.
Una delle storie più affascinanti e meglio raccontate dell’anno.
Come sono cambiati gli atteggiamenti verso l’aborto nel corso dei secoli
di Erin Maglaque sul Guardian
Il dibattito sull’aborto – il linguaggio della vita, della scelta e dei diritti – recide le donne, e il loro dolore, dalla storia. Non voglio dimenticare il mio aborto e non voglio dimenticare il loro. Un saggio.












