Resa dei conti | 30 gennaio - 05 febbraio 2026
Le migliori long read dall’Italia e dal mondo
Un celebre ricercatore ha nascosto l’avvelenamento di un neonato?
di Ben Taub sul New Yorker
Nel 2005, in Canada, un neonato di dodici giorni di nome Tariq Jamieson morì. Il medico legale non riscontrò alcuna causa anatomica del decesso: nessuna ragione fisica per cui avrebbe dovuto morire. Ma un campione di sangue prelevato durante l’autopsia, e analizzato in seguito, stabilì che il bambino era morto per avvelenamento da codeina e morfina. Alla madre di Tariq era stato prescritto il Tylenol n. 3, che contiene codeina, dopo un parto difficile. L’organismo può metabolizzare parte della codeina trasformandola in morfina.
L’ufficio del coroner chiese a uno dei principali pediatri e tossicologi del paese, Gideon Koren, di esaminare il caso. Koren concluse che il piccolo Tariq era morto dopo aver ingerito morfina attraverso il latte materno: secondo lui, quello era, in assoluto, il primo caso documentato di morte causata dall’allattamento al seno. In seguito, lui e un team di ricercatori pubblicarono un articolo sul caso su The Lancet, una delle più prestigiose riviste mediche internazionali: si sosteneva che, per alcune madri con una specifica predisposizione genetica, anche una dose lieve di codeina poteva rendere letale il latte materno.
Le autorità regolatorie statunitensi, canadesi ed europee aggiornarono le loro linee guida sull’uso della codeina durante l’allattamento. I medici iniziarono a prescrivere altri oppioidi alle neomamme, oppioidi più forti e più assuefacenti. Ma negli anni successivi altri ricercatori cominciarono a sospettare che la base scientifica del caso Jamieson fosse errata, e che Tariq avesse in realtà ricevuto il farmaco direttamente.
Questa inchiesta esamina con attenzione le prove e parla con i ricercatori del caso e delle sue conseguenze di portata enorme: “Il numero di neonati colpiti a livello globale è ormai facilmente nell’ordine dei milioni”, dichiara uno di loro. È una storia delicata, con ripercussioni molto reali, analizzata in modo approfondito. Un lavoro giornalistico straordinario.
I peccati di River Road non possono essere cancellati
di Lex Pryor su The Ringer
La parrocchia di St. John the Baptist, in Louisiana, è un piccolo polo industriale i cui 40 mila abitanti affrontano il più alto rischio negli Stati Uniti di sviluppare un cancro a causa dell’inquinamento atmosferico. Come è diventato questo luogo maledetto, “a lungo abusato”, un campo di battaglia della guerra culturale americana? Una grande storia.
Come l’assassinio di Shinzo Abe ha riportato i Moonies sotto i riflettori
di E. Tammy Kim sul New Yorker
La scorsa settimana, l’uomo che ha assassinato l’ex primo ministro giapponese è stato condannato all’ergastolo. Il gesto, che ha scioccato l’intero Giappone, ha anche innescato una resa dei conti per i Moonies, gli adepti della Chiesa dell’Unificazione, una setta fondata dal coreano Sun Myung Moon con una profonda influenza in tutta l’Asia orientale.
Come Anthropic ha scansionato e distrutto milioni di libri
di Aaron Schaffer, Will Oremus e Nitasha Tiku sul Washington Post
All’inizio del 2024, i dirigenti della startup di intelligenza artificiale Anthropic hanno avviato un progetto ambizioso che volevano tenere riservato. “Project Panama è il nostro sforzo per scansionare in modo distruttivo tutti i libri del mondo”, si legge in un documento interno di pianificazione desecretato la scorsa settimana nell’ambito di atti giudiziari. “Non vogliamo che si sappia che stiamo lavorando a questo progetto”.
Ma Anthropic, che lo ha fatto per sviluppare il suo chatbot Claude, rivale di ChatGPT, non è l’unica azienda ad aver attuato piani di questo tipo. Un’inchiesta.
Link senza paywall creato per gli iscritti a NightReview
Cosa la tecnologia ci sottrae, e come riprendercelo
di Rebecca Solnit sul Guardian
Decisioni delegate, chatbot al posto degli amici, il mondo naturale ridotto a un ripensamento: la Silicon Valley ci sta consegnando una vita priva di connessione. C’è una via d’uscita, ma richiederà uno sforzo collettivo.
Com’è vivere con una delle diagnosi più fraintese della psichiatria
di Maggie Jones sul New York Times Magazine
Spinta dalle sue passate difficoltà con il disturbo dissociativo dell’identità, ha dedicato la sua vita professionale allo studio di questa condizione.
Link senza paywall creato per gli iscritti a NightReview
Onora il padre e la madre
di Giorgia Mecca su Mezza Riga
Un padre, un talento precoce, una sorella da invidiare e da cui farsi ispirare, l’American dream in sottofondo. Quante storie di tennis cominciano in questo modo, a Wimbledon e nei circoletti sperduti, con finali non sempre sorridenti? Alla base di ogni successo e di ogni insuccesso c’è un comandamento, il motore di ogni carriera e di ogni frustrazione, il primo che si impara: onora il padre e la madre.
Amanda Anisimova aveva tutto: due genitori devoti alla causa, Konstantin e Olga, e una sorella maggiore, Maria Egee, aspirante tennista, che avrebbe commesso numerosi errori per evitare che lei li commettesse. È stata proprio la più grande delle Anisimova sisters a incoraggiare i genitori a trasferirsi dalla Russia agli Stati Uniti, per provare a diventare una professionista. Era il 1998, Serena e Venus Williams stavano per cominciare a vincere. C’è molto di loro, e tanto anche di Maria Sharapova, nella storia dell’attuale numero 4 del mondo, che a ventiquattro anni ha già un decennio di professionismo alle spalle, dieci anni in cui ha vinto, ha lasciato ed è tornata.
Amanda Anisimova ha già vissuto molte vite, attraversando il lutto, i ritorni in campo e il tentativo ostinato di non spezzarsi del tutto. Un ritratto splendido.
Ritratti, reportage, approfondimenti e saggi personali firmati da autori diversi per ogni numero: Mezza Riga è una newsletter di giornalismo letterario sul tennis. Curata da Simone Spetia, prodotta da NightReview e NR edizioni. Iscriviti alla newsletter, è gratuita.
Il calcio ha un problema con i sonniferi
di Tom Burrows su The Athletic
Le pillole sono facili da reperire e non figurano nella lista delle sostanze vietate dall’Agenzia mondiale antidoping. Ma non sono prive di rischi. Un’inchiesta.
Chi regola l’Orologio dell’Apocalisse?
di Emily Strasser su Popular Mechanics
Oggi fermo a 89 secondi dalla mezzanotte, l’Orologio dell’Apocalisse è un simbolo iconico dell’èra nucleare. Ma questa storia va oltre la superficie e indaga le menti di chi deve valutare, nel contesto più distaccato possibile, quanto siamo vicini alla fine del mondo per come lo conosciamo.
Elogio della neve
di Cullen Murphy su The Atlantic
Osservarla, comprenderla, prevederla, stimare quanta acqua contiene: tutto questo è un compito sorprendentemente grande e complesso, dal quale la nostra società dipende in modo urgente. Una storia d’archivio.












