Fratture e solitudini | 13 - 19 marzo 2026
Le migliori long read dall’Italia e dal mondo
Potresti essere il prossimo
di Josh Dzieza su The Verge
Avvocati, dottori di ricerca in storia e scienziati, licenziati di recente, sono ormai parte di un’avvilente gig economy, in cui insegnano all’intelligenza artificiale a svolgere i loro vecchi lavori. Un’inchiesta.
Il mondo sporco e distopico dei data center dell’AI
di Matteo Wong su The Atlantic
Già l’aria sapeva di fuliggine, benzina e asfalto. Poi ho sentito un pizzicore risalirmi nelle narici e scendermi in gola, come quando sta arrivando un raffreddore. Mentre ci avvicinavamo, sentivo il rombo di gru e camion, e poi, da dietro una macchia di alberi, è emersa una foresta di tralicci elettrici. Infine l’ho visto: un hangar dalle pareti bianche, più grande di una dozzina di campi da football, dove Elon Musk intende costruire un dio.
La corsa ad alimentare l’intelligenza artificiale sta già rimodellando il mondo fisico. Un reportage.
L’amore ai tempi dell’AI
di Anna Wiener sul New Yorker
C’è chi ormai ha un migliore amico AI. C’è chi ha un marito. C’è chi ne ha tre.
Friend è una delle varie aziende tech che vendono “compagni AI”, inclusi chatbot con personalità, retroscena e avatar: confidenti, con una voglia di conversare apparentemente insaziabile. Alcuni chatbot consigliano o consolano. Altri fanno sexting, e praticamente solo quello. Possono essere piccanti, o perspicaci, o semplicemente stupidi.
L’intelligenza artificiale conversazionale è ancora una tecnologia relativamente nuova, ma i “compagni AI” vengono già usati come terapeuti, coach, amanti, relazioni parallele e, ovviamente, amici. Un’indagine.
La ricerca
di John Gibler su Now Voyager
Più di tredici anni fa, la figlia di Araceli Salcedo Jiménez, Rubí, è scomparsa da un bar di Orizaba. Da allora Araceli guida un lavoro per dissotterrare centinaia di fosse clandestine, alla ricerca delle vittime della guerra alla droga in Messico. Una storia notevole, raccontata in modo eccellente.
Il mio anno da giocatore d’azzardo compulsivo
di McKay Coppins su The Atlantic
“L’anno scorso The Atlantic mi ha dato 10 mila dollari da scommettere. Quello che era cominciato come un espediente giornalistico è diventato qualcosa di più… inquietante”.
È l’abbinamento perfetto tra autore e soggetto – anche perché Coppins, in quanto mormone praticante, ha il “divieto di indulgere nei giochi d’azzardo”. Così si è consultato con il suo vescovo e ha ricevuto un permesso speciale per scommettere i soldi del The Atlantic. “Sarà davvero solo un esercizio giornalistico”, disse Coppins al suo vescovo. Ma alla fine, come scrive, la cosa “ha preso la piega di un’ossessione”.
La frattura tra Harry e William non si ricomporrà
di Max Colchester e Erich Schwartzel sul Wall Street Journal
Sei anni dopo che il principe Harry ha sconvolto la famiglia reale con la “Megxit”, è emerso un nuovo capitolo nelle dinamiche familiari, un capitolo che delinea anche possibili futuri per la monarchia stessa. Il rapporto teso del duca di Sussex con il fratello, il principe William – il re in pectore –, è insieme una storia ordinaria di fratelli che si allontanano e un referendum sull’istituzione ereditaria più famosa del mondo. Questo racconto dei percorsi divergenti dei due fratelli si basa su interviste con più di una dozzina di persone a loro vicine, sul piano personale e professionale.
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La casa sull’albero e l’oleodotto
di Robert Moor sul New Yorker
Nella lotta contro il cambiamento climatico, a volte bisogna spingersi su un ramo.
La casa sull’albero in cui vivevo quell’estate era decisamente poco spettacolare. Era più una baracca sull’albero, in realtà. Il pavimento era un grande pannello di compensato coperto di graffiti, e il tetto era fatto con un paio di pesanti teloni di plastica. Sotto quei teloni c’era una piccola tenda da campeggio, che in teoria avrebbe dovuto tenere fuori zanzare e topi, anche se a un certo punto i topi ci rosicchiarono un buco, permettendo così anche alle zanzare di infilarsi dentro. Fuori dalla tenda, alcuni contenitori di Tupperware con cibo secco e in scatola, una piccola biblioteca (Naomi Klein, Andreas Malm, Platone) e una collezione di parrucche buffe e travestimenti. I rami dell’albero erano adornati di striscioni di protesta, cassette di legno e opere fatte in casa. Sotto la casa, una grande rete da carico sospesa ai quattro rami principali dell’albero. Nei pomeriggi caldi mi sdraiavo sulla schiena su quella rete, a una dozzina di metri da terra, sentendo il vento tiepido scorrere sotto di me, e fantasticavo su come salvare il mondo. Da lassù non sembrava poi così inverosimile. Pensieri elevati germogliavano quasi da soli per riempire lo spazio vuoto.
Pugni, botte, urla: gli abusi dello chef perseguitano Noma, il ristorante più apprezzato al mondo
di Julia Moskin sul New York Times
Decine di ex dipendenti affermano che René Redzepi abbia inflitto per anni violenza fisica e psicologica al personale. Questa inchiesta eccezionale ha portato alle dimissioni dello chef.
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I luoghi, quando una persona manca
di Gianni Montieri su Il Post
Cosa accade invece al luogo – e in particolare a Venezia – quando viene a mancare solo la persona che ami? Ci si trova davanti a un vuoto più grande, sconfinato. A questa mancanza, disagio, non puoi porre rimedio, devi attraversarla intanto che la bellezza a ogni angolo o riflesso ti ferisce.
Senza coach
di Charlie Eccleshare su The Athletic
Quello tra tennisti e allenatori è uno dei rapporti più complessi nello sport. Un’indagine.












