Ansia e vendetta | 27 marzo - 02 aprile 2026
Le migliori long read dall’Italia e dal mondo
Hanno dato la colpa all’AI. Ma la verità sulla scuola bombardata in Iran è molto più preoccupante
di Kevin T. Baker sul Guardian
La mattina del primo giorno dell’Operazione Epic Fury, il 28 febbraio 2026, le forze americane hanno colpito la scuola Shajareh Tayyebeh a Minab, nell’Iran meridionale, centrando l’edificio almeno due volte durante l’orario delle lezioni. Sono rimaste uccise tra le 175 e le 180 persone, perlopiù bambine tra i sette e i dodici anni. Tra i titoli dei media ha dominato la narrazione che i sistemi di intelligenza artificiale, ormai fondamentali nelle operazioni di guerra, fossero impazziti. Ma quei sistemi non hanno avuto nulla a che vedere con la scelta del bersaglio. A portarci a questa atrocità sono state invece decisioni prese da esseri umani, nel corso di molti anni.
Poi toccherà a Cuba?
di Jon Lee Anderson sul New Yorker
Quando Jon Lee Anderson è arrivato all’Avana all’inizio di quest’anno, ha trovato una città in cui piazze e spazi pubblici erano molto più desolati rispetto al passato. Si stima che un cubano su cinque abbia lasciato l’isola dal 2021. I turisti sono praticamente spariti. I blackout elettrici sono continui. La spazzatura non viene raccolta. A volte gli automobilisti aspettano in fila più di ventiquattr’ore per fare benzina. Il governo è sostanzialmente al verde.
Dall’inizio dell’anno, gli Stati Uniti hanno imposto a Cuba quello che di fatto equivale a un blocco, impedendole finora di ricevere petrolio dai suoi alleati, tra cui Messico e Russia. Prima del blocco, scrive Anderson, “Cuba era attaccata alle macchine; l’azione di Trump ha di fatto staccato l’ossigeno”. Un grande reportage.
Come Epstein ha aiutato un miliardario a risolvere i suoi problemi con le donne
di Matthew Goldstein, Jessica Silver-Greenberg, Steve Eder e David Enrich sul New York Times
Nell’ottobre 2017, un’insegnante di yoga scrisse a Jeffrey Epstein con una domanda delicata: quando avrebbe ricevuto le decine di migliaia di dollari che il miliardario Leon Black le aveva promesso?
Lei e Black avevano avuto una relazione sessuale e, almeno dal 2009, centinaia di migliaia di dollari le erano arrivati dai conti bancari di Black. Ma nel 2017 l’accordo cambiò. Da quel momento sarebbe stato Epstein a trasferire il denaro.
Il magnate di Wall Street Leon Black pagò Jeffrey Epstein 170 milioni di dollari per quella che, a suo dire, era una consulenza fiscale e successoria. Ma i suoi servizi andarono oltre.
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L’incredibile storia delle Olimpiadi del cartello
di McKay Coppins sul The Atlantic
Un atleta messicano ha detto di essere stato rapito e costretto a gareggiare per la propria vita in un torneo tra bande. Ma in realtà stava giocando un’altra partita?
Senza dire troppo, questa storia migliora riga dopo riga, fino a un finale incredibile.
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Niente pillole né aghi, solo carta: come stanno cambiando le droghe letali
di Azam Ahmed e Matt Richtel sul New York Times
Droghe di laboratorio impregnate nelle pagine di lettere, di libri e perfino di documenti legali vengono introdotte di nascosto in carcere, uccidendo detenuti e frustrando gli investigatori. Un’eccellente inchiesta.
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Prigioniero numero 804: il piano per cancellare Imran Khan
di Osman Samiuddin su Equator
Una cosa è rimuovere un primo ministro dal potere, come è accaduto all’ex giocatore di cricket nel 2022. Un’altra è cercare di cancellare la persona più famosa della storia del Pakistan.
La mia stagione con gli ansiolitici
di Amanda Peet sul New Yorker
Raccontavo tutto a mia madre, anche quando feci il mio primo pompino. Non si sottraeva mai ai temi scomodi; le chiacchiere di circostanza erano l’opposto di lei. Negli anni Novanta eravamo entrambe in psicoanalisi, mentre lei seguiva anche una formazione psicoanalitica. Discutevamo dei nostri transfert, dei nostri sogni, delle nostre infanzie. Quando mi presentavo a un’audizione senza trucco e con i baffetti non decolorati, quella era nevrosi da successo. Quando lei chiedeva a Jack Nicholson un tiro del suo sigaro in un ascensore affollato, era invidia del pene. Nessuna cipolla restava intatta. Perciò era strano non dirle, lo scorso autunno, che mi avevano diagnosticato un cancro.
Entrambi i miei genitori erano in hospice, ciascuno su una costa diversa degli Stati Uniti. Poi ho scoperto di avere un cancro al seno. Un saggio personale.
Come le fanfiction (e i fandom) hanno cambiato l’editoria
di Laura Fontana e Ilenia Zodiaco su Beat and Love
Il remix è il nostro habitus culturale. Il riuso creativo era già stato sdoganato, nei termini che conosciamo, dal postmodernismo. Oggi è l’estetica della contemporaneità. Tutto è una citazione, tutto è meta. I contenuti culturali viaggiano decontestualizzati e l’opera non è più completa ma si divide in frammenti, inseriti in una narrazione non ufficiale, senza cornice di riferimento. Il rischio è una saturazione culturale che non permette più di lasciar emergere visioni originali e nuove. L’arte dovrebbe servire a creare immagini inedite nella mente delle persone. Ma riesce ancora a farlo, in un mondo popolato da un vortice di immagini senza fine?
Una splendida analisi di un fenomeno che dilaga.
Beat and Love è un progetto editoriale di Laura Fontana, prodotto da NightReview e NR edizioni. Fenomenologia online e sociologia digitale, content economy e pop culture, piattaforme social e shitstorm. Iscriviti alla newsletter, è gratuita.
Lo spirito nella macchina
di Peter Wolfendale su Aeon
Mentre torna la guerra settecentesca tra meccanicismo e romanticismo, ci troviamo davanti a una nuova domanda: possiamo costruire anime artificiali? Un saggio.
Vivere bene è la miglior vendetta
di Calvin Tomkins sul New Yorker
Questa settimana è morto, all’età di cento anni, Calvin Tomkins, storico redattore del New Yorker. Tomkins esordì sulla rivista nel 1958, aveva un dono per la scrittura dei profili dei personaggi che ha incrociato nella sua carriera, grandi artisti e figure fondamentali come Georgia O’Keeffe, Marcel Duchamp, Julia Child, John McEnroe, Jasper Johns e altri.
Nell’estate del 1962, Tomkins pubblicò la sua seconda storia per il New Yorker, uno sguardo sul matrimonio apparentemente glamour di Gerald e Sara Murphy. Nati in famiglie benestanti, i Murphy avevano trascorso gran parte degli anni Venti in Francia, dove nel loro scintillante circolo sociale figuravano Pablo Picasso, Ernest Hemingway, Dorothy Parker e Cole Porter.
Eleganti e attraenti, i Murphy furono una fonte d’ispirazione particolare per F. Scott e Zelda Fitzgerald, che divennero loro amici e, a tratti, caotici ospiti in casa. I Murphy avevano opinioni contrastanti su Il grande Gatsby – a Gerald il romanzo “non era piaciuto molto”, mentre a Sara sì – ma più tardi rimasero entrambi sorpresi nello scoprire loro stessi riflessi nei personaggi di Dick e Nicole Diver, nel romanzo di Fitzgerald del 1934, Tenera è la notte.
L’articolo di Tomkins trasporta i lettori nella scintillante rinascita degli espatriati di un’altra epoca, temperando la nostalgia con i dettagli delle tragedie che si sarebbero abbattute sia sui Fitzgerald sia sui Murphy. È un ritratto affascinante di un’epoca e di una coppia, ma anche un esempio del perché questo tipo di scrittura non può essere dimenticata.












